Marketing di affiliazione: cos’è, come funziona e iniziare
Il marketing di affiliazione fa circolare commissioni per ogni vendita, clic o iscrizione generati da un link di tracciamento. È il modello dietro quasi ogni link di raccomandazione visto in un video, un post di blog o una didascalia Instagram, e in Italia, dopo il caso Ferragni-Balocco, le regole su cosa va dichiarato come pubblicità si sono fatte molto più severe.
Questa guida spiega esattamente cos’è, da dove viene, come funziona tecnicamente, i diversi modelli di pagamento che esistono, il quadro legale attuale, come iniziare come affiliato, e come incassare quelle commissioni senza complicazioni.
Cos’è il marketing di affiliazione: le tre parti
Lo schema ha sempre tre attori. L’inserzionista (l’azienda che vuole vendere di più) fornisce il prodotto o servizio e paga per i risultati. L’affiliato (un creator, un blog, un sito di comparazione) raccomanda quel prodotto al proprio pubblico in cambio di una commissione. E il cliente, che acquista o si iscrive tramite il link dell’affiliato, chiude il cerchio: senza la sua conversione, nessuno guadagna commissioni.
Il rapporto tra inserzionista e affiliato può essere diretto (accordo puntuale, a volte con prodotto gratuito in cambio) o, più comunemente oggi, tramite una rete di affiliazione che centralizza il tracciamento dei clic, la gestione dei pagamenti e il catalogo di inserzionisti disponibili per l’affiliato.
Da dove viene questo modello
L’origine si colloca generalmente nel 1989, quando William J. Tobin, fondatore di PC Flowers & Gifts, lanciò sulla rete commerciale Prodigy (un servizio online precedente al web come lo conosciamo oggi) uno dei primi programmi a pagare commissione per vendita ad altri siti che rimandavano al suo negozio. Il modello decollò davvero nel luglio 1996, quando Amazon lanciò Amazon Associates: qualsiasi sito poteva rimandare a un libro su Amazon e guadagnare commissione sulla vendita generata, trasformando il marketing di affiliazione in una fonte di reddito accessibile anche ai piccoli siti, non solo ai grandi editori.
Come funziona tecnicamente
Ogni link di affiliazione incorpora un identificativo unico che la rete di affiliazione usa per attribuire la vendita all’affiliato corretto. Al clic, si registra un cookie di tracciamento nel browser dell’utente, con una finestra di attribuzione definita (di solito tra 24 ore e 90 giorni secondo il programma): se l’utente acquista entro quel termine, anche non nel momento esatto del clic, la vendita viene comunque attribuita all’affiliato.
Questo meccanismo ha un limite reale da conoscere: gli ad blocker e le restrizioni sui cookie di terze parti nei browser moderni hanno ridotto l’affidabilità del tracciamento negli ultimi anni, spingendo molte reti verso l’attribuzione server-side o codici sconto unici, meno dipendenti dal cookie del browser.
I modelli di pagamento, spiegati con esempi
Pagamento per vendita (PPS/CPA). Il modello più comune: commissione fissa o percentuale su ogni vendita completata. Un affiliato che raccomanda software gestionale può guadagnare il 20-30% del primo pagamento del cliente, una percentuale comune nei programmi SaaS.
Pagamento per clic (PPC). L’affiliato guadagna per ogni clic sul link, indipendentemente dalla vendita. Sempre meno comune perché facile da manipolare con traffico di bassa qualità.
Pagamento per lead o iscrizione (PPL). Commissione per ogni persona che si iscrive, lascia i propri dati o richiede informazioni, senza bisogno di acquisto. Comune in assicurazioni, formazione online e servizi finanziari.
Contenuto sponsorizzato. L’affiliato riceve un pagamento fisso per includere un link o una menzione in un contenuto specifico, indipendentemente da quante conversioni generi dopo.
Commissione ricorrente. Nei servizi in abbonamento (software, streaming, corsi con pagamento mensile), l’affiliato continua a guadagnare finché l’abbonamento del cliente resta attivo, non solo sulla vendita iniziale. È il modello con la migliore economia a lungo termine per l’affiliato che ottiene clienti che restano.
Il quadro legale: dichiarare la pubblicità è obbligatorio
Il caso Ferragni-Balocco del 2023, con multe fino a 675.000 € per pubblicità non dichiarata, ha spinto l’AGCOM a intervenire con linee guida sempre più stringenti. La delibera AGCOM n. 197/25/CONS, adottata il 23 luglio 2025, ha introdotto l’Elenco degli “influencer rilevanti” (oltre 500.000 follower o 1 milione di visualizzazioni medie mensili), con obblighi rafforzati equiparati a quelli dei fornitori di servizi media audiovisivi. Le sanzioni arrivano fino a 250.000 € per l’AGCOM e fino a 10 milioni di euro, o il 4% del fatturato, per l’AGCM in caso di pubblicità occulta.
Al di là di questa soglia, il Regolamento Digital Chart dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) impone comunque a chiunque pubblichi contenuto commerciale online, indipendentemente dal numero di follower, di identificarlo chiaramente con hashtag come #pubblicità, #sponsorizzato o #ad, posizionati in modo visibile all’inizio del post.
A livello europeo, il Regolamento sui servizi digitali (DSA), in vigore dal 2024, rafforza la responsabilità di piattaforme e creator sui contenuti commerciali ingannevoli.
Come iniziare come affiliato
Il punto di partenza non è scegliere prodotti, è scegliere una nicchia con pubblico reale e un problema specifico da risolvere: più è specifico, più è facile raccomandare con credibilità e meno concorrenza c’è per le stesse keyword o lo stesso pubblico.
Le reti di affiliazione più usate includono Amazon Associates (il catalogo più ampio, commissioni basse), Awin e Rakuten Advertising (forti in moda, viaggi e servizi finanziari in Europa), e programmi propri di molti brand SaaS con commissione ricorrente.
Errori più comuni all’inizio
Non dichiarare il contenuto come pubblicità. Oltre a essere illegale in Italia indipendentemente dal numero di follower, erode la fiducia del pubblico che lo scopre.
Raccomandare prodotti mai provati. Il pubblico se ne accorge, e la conversione di una raccomandazione genuina è molto superiore a quella di un link inserito senza contesto reale.
Dipendere da una sola rete o inserzionista. Se quel programma cambia condizioni o chiude, il guadagno sparisce da un giorno all’altro.
Non monitorare quale contenuto converte. Senza misurare quali link generano vendite reali, è impossibile sapere dove investire il tempo di creazione contenuti.
Come incassare le commissioni di affiliazione
Le reti di affiliazione pagano di solito tramite bonifico bancario, PayPal, o talvolta assegno, con periodicità mensile e una soglia minima di pagamento (spesso tra 20 € e 100 € secondo la rete). Molte reti internazionali pagano in dollari o sterline, aggiungendo un cambio valuta se il pagamento arriva su un conto in euro.
Separare i guadagni da affiliazione dal denaro personale facilita sapere quanto si sta guadagnando davvero e semplifica la dichiarazione dei redditi a fine anno. Una carta prepagata Bitsa con IBAN proprio permette di ricevere queste commissioni su un conto separato senza aspettare un conto bancario aziendale, particolarmente utile nei primi mesi quando i guadagni da affiliazione sono irregolari. Il Piano Free permette di iniziare senza costi; la guida sulla carta prepagata spiega come ottenerla.
Domande frequenti sul marketing di affiliazione
Il marketing di affiliazione è legale in Italia?
Sì, è un’attività legale, ma regolamentata: il Regolamento Digital Chart dello IAP impone di identificare chiaramente la pubblicità con hashtag come #pubblicità indipendentemente dal numero di follower, con obblighi rafforzati per gli “influencer rilevanti” oltre 500.000 follower.
Serve avere molti follower per iniziare?
No. Molti affiliati di successo gestiscono blog o siti di nicchia senza presenza rilevante sui social, appoggiandosi al traffico di ricerca organico verso contenuto specializzato utile.
Quanto si può guadagnare con il marketing di affiliazione?
Varia enormemente secondo la nicchia, il volume di traffico e il modello di commissione. Non esiste una cifra rappresentativa unica; i programmi a commissione ricorrente offrono di solito un’economia migliore nel lungo periodo.
Devo dichiarare i guadagni da affiliazione anche se sono pochi?
Se l’attività è ricorrente, di solito sì, indipendentemente dall’importo; conviene verificare con un commercialista, perché può implicare l’apertura di partita IVA secondo il volume.
Cosa succede se non dichiaro il contenuto di affiliazione come pubblicità?
È una violazione delle norme IAP e, per i creator sopra certe soglie, anche delle linee guida AGCOM, con sanzioni che possono arrivare fino a 10 milioni di euro nei casi più gravi, come dimostrato dal caso Ferragni-Balocco.